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NapoliSOCIETA'sabato 12 aprile 2014 22:41

Villa Comunale nel degrado, flash-mob per salvare la Real Passeggiata

Associazioni culturali, studenti e liberi cittadini si mobilitano insieme con una pacifica manifestazione

Ne è passato di tempo ormai, anzi di anni, e nello specifico 236, da quando nel 1778 Re Ferdinando IV "Nasone" di Borbone affidò all'architetto Carlo Vanvitelli la sistemazione di quel tratto della riviera di Chiaja a forte vocazione paesaggistico-pedonale per costruirci la Villa Reale. Il giardino "sul mare" arredato con fontane, statue, casini e una cassa armonica tout-liberty, ha poi aperto le sue cancellate a tutti dopo l'Unità nazionale: poveri e ricchi, turisti e cittadini, coppiette e scampagnate, studenti filonari e studiosi di scienze naturali, sportivi e anziani, America's Cup, Capodanni sul Lungomare Liberato e Coppa Davis. Ma in tutto questo qualcosa della bellezza originaria della Villa Comunale di Napoli è andato perduto, e tanto altro che riguarda il suo stato di conservazione non se la passa affatto bene.

È questo il grido di denuncia e allarme che stanno lanciando da diverso tempo associazioni e cittadini che hanno preso a cuore uno dei luoghi simboli della storia e del popolo di Napoli. La Cassa Armonica, dopo i cantieri della ACWS, è ritornata priva della caratteristica corolla di copertura, mentre poco più avanti la Casina del Boschetto, un tempo sede ufficiale dell'Ordine dei Giornalisti, ora offre solo un festival di murales vandalici a cui si accompagnano rituali satanici part-time tra gli ambienti abbandonati, tutto all'ombra, o quasi, di una flora ridotta di già 60 unità arboree di cui rimangono in situ ancora i ceppi.

Stanchi, scontenti e indignati di quanto rimane visibile sotto gli occhi di tutti senza interventi di riqualificazione e di attenzione da parte delle istituzioni, domani 13 aprile alle 10,30 si muoverà una pacifica protesta al ritmo di un flahmob: "Salviamo la Villa". E le adesioni sono già salite alle stelle, tra comitati civici, associazioni di quartiere e di cittadinanza attiva: merito innanzitutto dei social network su cui è stata lanciato il raduno, ma soprattutto segno di una comune volontà di riscattare ancora una volta un altro pezzo di cuore di Napoli. «Amo la mia città, credo che per salvarla dovremmo recuperare le nostre radici perché un popolo senza storia e radici è destinato a morire , a perdere le sue peculiarità, i suoi valori. La Villa per me, per quelli che con noi hanno organizzato l'evento, rappresenta un simbolo per il riscatto e il recupero della nostra vita, dignità, orgoglio. Noi continueremo fin quando non capiranno le istituzioni che c'è bisogno di questo rispetto e recupero che potrebbe essere foriero anche di sviluppo economico di Napoli» sostiene con impegno Bona Mustilli di Progetto Napoli, tra le associazioni organizzatrici della manifestazione.

Protagonista dunque è ancora una volta il cittadino, quello che ama i suoi luoghi e vuole vederli tornare belli e funzionali come prima. La conquista più importante è stata però quella di riuscire a coinvolgere anche le future generazioni. Grazie infatti alla collaborazione e alla disponibilità di presidi e professori delle scuole, anche un folto numero di giovani studenti provenienti da istituti quali Carlo Poerio, Tito Livio, Mercalli, Mario Pagano e tanti altri si uniranno ai napoletani adulti per dimostrare con la loro presenza intelligente una causa che sta a cuore a tutti. E sarà una gara a suon di coreografie, già studiate e provate, per dire no ad un parco pubblico pieno di fossi, pozzanghere, parti mancanti e monumenti smontati.

Alle questioni principali che hanno smosso gli animi degli "indignados", si è aggiunto anche un altro segnale di pericolo per il delicato ecosistema della real villa: il continuo abbattimento della piante presenti può seriamente pregiudicare la riproduzione di specie di uccelli protetti dalla norme UE che nidificano tra i rami di quei lecci e pini considerati malati e compromessi dagli agronomi di Palazzo San Giacomo. Lo ha segnalato in una recente intervista Maurizio Fraissinet, ornitologo ed ex presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, che consiglierebbe di rimandare le motoseghe (il terzo intervento di abbattimento in pochi anni) a dopo la primavera per evitare di compromettere la stabilità della fauna volatile. 

L'organizzazione dell'evento è stata già curata nei suoi minimi dettagli con un decalogo ad hoc rilanciato nella pagina Facebook:  divieto assoluto di salire sulla Cassa Armonica e recinzioni varie, massimo rispetto per le opere d'arte e le strutture della villa, niente striscioni o espliciti riferimenti politici ma solo disegni, un gradito comportamento etico, civile e legale verso tutto e tutti, un gadget in petto e un bel NO con il dito o con la testa in stile UNHAPPY come messaggio video di smile triste per il degrado del bel parco comunale. Nel giorno della Domenica delle Palme la voce del cittadino chiederà nuovamente uno sguardo più attento e sensibile alle "proprie radici".

[di Giovanni Postiglione ]
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